Maggio82014

Domenica 4 maggio abbiamo fatto a piedi il giro dell’Isola Palmaria, proprio davanti a Portovenere. 9 km di percorso con circa 300 metri di dislivello, bellissimi panorami e un’isola tutto sommato assai migliorata da quella prima volta in cui la visitammo, nell’ormai lontanissimo 1989.

Di seguito qualche dato per chi volesse saperne di più (fonte Wikipedia).

L’isola Palmaria con la sua superficie di 1,89 km², è la più grande delle tre isole del Golfo della Spezia e dell’intero territorio ligure; le altre due isole, Tino e Tinetto, si incontrano scendendo di pochissime centinaia di metri in linea retta verso sud.

L’isola ha una forma triangolare: i lati che si affacciano verso Porto Venere e il golfo della Spezia sono quelli più antropizzati e degradano dolcemente sino al livello del mare, ricoperti dalla tipica vegetazione mediterranea; il lato che guarda verso ovest, ossia verso il mare aperto, è caratterizzato invece da alte falesie a picco sull’acqua, nelle quali si aprono molteplici grotte. I lati più antropizzati vedono la presenza di alcune abitazioni private, di una trattoria (in località Pozzale) e soprattutto di stabilimenti balneari, sia pubblici sia riservati ai dipendenti di Marina Militare e Aeronautica Militare.

Per quanto riguarda il lato occidentale, ovvero quello più difficilmente accessibile, sono degne di nota la Grotta Azzurra, visitabile in barca, e la Grotta dei Colombi, che si può raggiungere solo calandosi con delle corde. Quest’ultima in particolare si è rivelata molto importante nello studio delle vicende storiche del Golfo, in quanto al suo interno sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali il camoscio e il gufo delle nevi, ma soprattutto resti di sepolture umane, che attestano la presenza dell’uomo ad almeno cinquemila anni fa.

Sull’isola sono presenti inoltre molte costruzioni di carattere militare e di grande interesse storico: sulla sommità, inaccessibile in quanto ex territorio militare ed attualmente in stato di abbandono, il forte Conte di Cavour (o forte Palmaria), la batteria sperimentale oggi adibita a centro di educazione ambientale e la batteria Semaforo; presso punta Scuola, la torre corazzata Umberto I – che aveva in dotazione due cannoni Krupp da 400 mm, ossia con il più alto calibro per l’epoca –, adibita nel secondo dopoguerra a carcere militare e da pochi anni ristrutturato e i resti della batteria Albini; sparsi nell’intero territorio dell’isola, svariati bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale e resti di postazioni d’artiglieria costiera e contraerea per lo più inaccessibili in quanto abbandonati e sommersi dalla vegetazione.

Degna di nota, infine, è la presenza (nella parte meridionale dell’isola, denominata Pozzale) di una cava abbandonata, utilizzata un tempo per l’estrazione del pregiato marmo nero con striature dorate detto portoro. Sono ancora presenti i resti delle gru e dei paranchi utilizzati per la movimentazione dei blocchi di marmo, nonché i muri delle abitazioni dei minatori.

Maggio42014
Oltre duecento chilometri separano le vette delle Alpi Marittime dall’Isola Palmaria, collocata proprio davanti a Portovenere. Ma nelle giornate serene come quella di oggi le loro cuspidi coperte di neve compaiono nitide, sovrastando l’azzurro del Mar Ligure che si incupisce in lontananza, come se entrambi volessero sottolineare la nostra pochezza davanti a queste due immensità.

Oltre duecento chilometri separano le vette delle Alpi Marittime dall’Isola Palmaria, collocata proprio davanti a Portovenere. 

Ma nelle giornate serene come quella di oggi le loro cuspidi coperte di neve compaiono nitide, sovrastando l’azzurro del Mar Ligure che si incupisce in lontananza, come se entrambi volessero sottolineare la nostra pochezza davanti a queste due immensità.

Maggio32014

Abbiamo avuto l’occasione di visitare il “Tepidario" recentemente restaurato del Giardino dell’Orticoltura a Firenze, in occasione della "Mostra del Fiore".

Nel 1880 la Federazione Orticola Italiana organizzò a Firenze la Prima Esposizione Nazionale e proprio per onorare degnamente l’incarico, la Società Toscana decise di completare il proprio giardino con la costruzione di un Tepidario (serra in ferro e vetro) di grandi dimensioni che non aveva precedenti in Italia. Fu promossa una sottoscrizione fra i soci al fine di trovare i fondi necessari alla nuova costruzione.

L’incarico di redigere il progetto fu affidato all’ingegnere e architetto Giacomo Roster e realizzato dalle Officine Michelucci di Pistoia, con le colonnine in ghisa della fonderia Lorenzetti, sempre di Pistoia.

Il tepidarium è a base rettangolare e misura 38,50x17 metri, con una superficie coperta che tocca i 650 mq. L’interno, che era riscaldato da stufe, è abbellito da due vasche con nicchie decorate da rocce spugnose, un omaggio all’architettura manierista, opera dell’intagliatore fiorentino Francesco Marini. In totale vennero assemblati ben 9.700 pezzi, con otto tonnellate di ferro cilindrato che sostengono la struttura. Dopo l’inaugurazione del 19 maggio 1880, il cronista della Nazione di allora lo definì “Palazzo di cristallo”.

Aprile192014

Dopo un inverno molto “fermo” mi sono nuovamente trovato in un giorno di libertà infrasettimanale a ripercorrere i sentieri delle Apuane Meridionali in compagnia di un amico. Ho scelto un tracciato ad anello per me classico, quello che partendo dal rifugio Alto Matanna gira intorno al Monte Nona passando sotto al Procinto per poi tornare attraverso il rifugio Forte dei Marmi al Callare del Matanna. Da lì breve deviazione per la vetta del Nona per poi ridiscendere al punto di partenza.



Malgrado abbia ammirato il panorama dal Nona molte volte, resto sempre impressionato, emozionato, conscio di non avere bastevoli parole per descrivere la bellezza delle vette che mi si parano davanti da questo balcone naturale. Quasi esenti dai danni che l’estrazione marmifera eccessiva ha causato nel settore centro settentrionale, qui le Alpi Apuane mostrano il loro volto più bello. Si resta muti ad ammirare questo susseguirsi di crinali e gole e vette e pareti rocciose inaccessibili, con poca o punta presenza umana, sopraffatti dalla bellezza di una natura sempre uguale e sempre diversa; come i tratti di un volto che amiamo e che non vorremmo mai smettere di contemplare.

Dopo un inverno molto “fermo” mi sono nuovamente trovato in un giorno di libertà infrasettimanale a ripercorrere i sentieri delle Apuane Meridionali in compagnia di un amico. Ho scelto un tracciato ad anello per me classico, quello che partendo dal rifugio Alto Matanna gira intorno al Monte Nona passando sotto al Procinto per poi tornare attraverso il rifugio Forte dei Marmi al Callare del Matanna. Da lì breve deviazione per la vetta del Nona per poi ridiscendere al punto di partenza.

Malgrado abbia ammirato il panorama dal Nona molte volte, resto sempre impressionato, emozionato, conscio di non avere bastevoli parole per descrivere la bellezza delle vette che mi si parano davanti da questo balcone naturale. Quasi esenti dai danni che l’estrazione marmifera eccessiva ha causato nel settore centro settentrionale, qui le Alpi Apuane mostrano il loro volto più bello. Si resta muti ad ammirare questo susseguirsi di crinali e gole e vette e pareti rocciose inaccessibili, con poca o punta presenza umana, sopraffatti dalla bellezza di una natura sempre uguale e sempre diversa; come i tratti di un volto che amiamo e che non vorremmo mai smettere di contemplare.

Dicembre12013
E un mattino appena alzati, pieni di sonno,ignari ancora,d’improvviso aperta la porta,meravigliati la calpestammo:
Posava,alta e pulitain tutta la sua tenera semplicità.Eratimidamente festosaerafittissimamente di sé sicura.
Giacquein terrasui tettie stupì tutticon la sua bianchezza. 
Evghenij Evtusenko

E un mattino 
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d’improvviso aperta la porta,
meravigliati la calpestammo:

Posava,alta e pulita
in tutta la sua tenera semplicità.
Era
timidamente festosa
era
fittissimamente di sé sicura.

Giacque
in terra
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.
 

Evghenij Evtusenko

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